domenica 2 aprile 2017

Una nuova piantina




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Di mano in mano
si può andare lontano.
Il nonno ha trovato un semino
e lo regala al nipotino
che sorride, lo guarda e se ne va....
mettendolo nella mano del suo papà.
La cugina Margherita
lo rigira tra le dita
non sapendo come fare
perchè  lo vuole seminare.
La nonna Lella comincia a scavare
per il semino è tempo di riposare.
In primavera germoglierà
vita nuova: che fiore sarà?
E noi che leggiamo chiediamo alla Lella
di prepararci pane e Nutella!!!
Gnam Gnam.

Immagine correlata

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venerdì 3 marzo 2017

Pulcinella nel teatrino dei burattini


Pulcinella era la marionetta piú irrequieta di tutto il vecchio teatrino. Aveva sempre da protestare, o perché all’ora della recita avrebbe preferito andare a spasso, o perché il burattinaio gli assegnava una parte buffa, mentre lui avrebbe preferito una parte drammatica. «Un giorno o l’altro,- egli confidava ad Arlecchino, – taglio la corda». E cosí fece, ma non fu di giorno. Una notte egli riuscí a impadronirsi di un paio di forbici dimenticate dal burattinaio, tagliò uno dopo l’altro i fili che gli legavano la testa, le mani e i piedi, e propose ad Arlecchino: «Vieni con me».

Arlecchino non voleva saperne di separarsi da Colombina, ma Pulcinella non aveva intenzione di portarsi dietro anche quella smorfiosa, che in teatro gli aveva giocato centomila tiri. «Andrò da solo» decise. Si gettò coraggiosamente a terra e via, gambe in spalla. «Che bellezza, – pensava correndo, – non sentirsi piú tirare da tutte le parti da quei maledetti fili. Che bellezza mettere il piede proprio nel punto dove si vuole».

Il mondo, per una marionetta solitaria, è grande e terribile, e abitato, specialmente di notte, da gatti feroci, pronti a scambiare qualsiasi cosa che fugge per un topo cui dare la caccia. Pulcinella riuscí a convincere i gatti che avevano a che fare con un vero artista, ma ad ogni buon conto si rifugiò in un giardino, si acquattò contro un muricciolo e si addormentò. Allo spuntare del sole si destò e aveva fame. Ma intorno a lui, a perdita d’occhio, non c’erano che garofani, tulipani, zinnie e ortensie. «Pazienza» si disse Pulcinella e colto un garofano cominciò a mordicchiarne i petali con una certa diffidenza. Non era come mangiare una bistecca ai ferri o un filetto di pesce persico: i fiori hanno molto profumo e poco sapore. Ma a Pulcinella quello parve il sapore della libertà, e al secondo boccone era sicuro di non aver mai gustato cibo piú delizioso. Decise di rimanere per sempre in quel giardino, e cosí fece. Dormiva al riparo di una grande magnolia le cui dure foglie non temevano pioggia né grandine e si nutriva di fiori: oggi un garofano, domani una rosa. Pulcinella sognava montagne di spaghetti e pianure di mozzarella, ma non si arrendeva. Era diventato secco secco, ma cosí profumato che qualche volta le api si posavano su di lui per suggere il nettare, e si allontanavano deluse solo dopo aver tentato invano di affondare il pungiglione nella sua testa di legno. Venne l’inverno, il giardino sfiorito aspettava la prima neve e la povera marionetta non aveva piú nulla da mangiare. Non dite che avrebbe potuto riprendere il viaggio: le sue povere gambe di legno non lo avrebbero portato lontano. «Pazienza – si disse Pulcinella- morirò qui. Non è un brutto posto per morire. Inoltre, morirò libero: nessuno potrà piú legare un filo alla mia testa, per farmi dire di sì o di no». La prima neve lo seppellí sotto una morbida coperta bianca. In primavera, proprio in quel punto, crebbe un garofano. Sottoterra, calmo e felice, Pulcinella pensava: «Ecco, sulla mia testa è cresciuto un fiore. C’è qualcuno piú felice di me? » . Ma non era morto, perché le marionette di legno non possono morire. E’ ancora là sotto e nessuno lo sa. Se sarete voi a trovarlo, non attaccategli un filo in testa: ai re e alle regine del teatrino quel filo non dà fastidio, ma lui non lo può proprio soffrire.

mercoledì 15 febbraio 2017

recitiamo un po'?


La Guerra dei colori è una rappresentazione teatrale di Franco Zaffanella, ideale per una recita scolastica con bambini e ragazzi.

Protagonisti:
Un bambino
Il colore Blu
Il colore Giallo
Il colore Rosso
Il colore Azzurro
Il colore Rosa
Il colore Verde
Il colore Marrone
Narratrice:

C’era una volta,racchiuse dentro una vecchia scatola di legno,delle bellissime matite colorate. Da molto tempo non venivano usate,e per questo motivo erano diventate molto tristi. Se ne stavano tutte in silenzio,avevano persino perso la voglia di parlare o di giocare. Ma proprio quando ormai ognuna di loro si era rassegnata a rimanere chiusa dentro la scatola per sempre, un giorno un bambino impegnato a fare un disegno si accorse che aveva finito i suoi colori,per questo iniziò a cercarne altri nella sua casa.

Musica

(Un bambino che cerca)

Dopo un pò di ricerche trovò la vecchia scatola dei colori da tempo dimenticati.Le matite colorate si ripresero prontamente dal torpore in cui erano cadute e si agitarono alla vista del bambino cercando ognuna di attirare la sua attenzione.

Musica

Bambino – Che bei colori! C’è il rosso, il blu, l’azzurro, il marrone, il giallo, il verde, il rosa.

(Ognuna delle matite colorate cerca di farsi prendere dal bambino chiamandolo in vari modi )


Giallo – Prendi me!

Verde – Hei bambino!

Azzurro – No prendi me!

Marrone – Io ho un bel colore!

Rosa – Ti prego prendi me!

Blu – Io! Io! Prendimi bambino!

Rosso – Adesso la smettete! Sono io il primo colore che deve prendere!

Verde – E perché proprio tu?

Rosso – Perché io sono un colore primario.

Giallo – Se è per questo anch’io lo sono.

Blu – E io allora cosa sono? Una colomba? Lo sanno tutti che i colori primari sono tre, io, che sono il Blu, il giallo e il rosso.

Rosso – Si ma io sono il più bello!

Tutti – Ohhhhh!!!

Azzurro – Forse tu sei il più bravo,ma a dire stupidaggini!

Marrone – Ognuno di noi è importante.

Giallo – No,questo no, i colori primari sono i più importanti.

Blu – Giusto!

Rosa – Ma cosa vuol dire? Vi date tante arie solo perché siete primari,e noi? Siamo forse colori inferiori?

Rosso – Certo che siete inferiori cari colorini!

Marrone – Ti sbagli di grosso caro rosso,noi non siamo inferiori.

Verde – E se si parla di colori belli,noi siamo veramente belli.

Azzurro – E per di più simpatici.

Giallo – Questa è buona,in vita mia non ho mai sentito dire cose simili.

Blu – Ma insomma la vogliamo smettere una buona volta! Non so da quanto tempo siamo chiuse qua dentro,e adesso che abbiamo l’occasione di uscire siamo solo capaci di litigare.

Rosa – Si ma una calmata dobbiamo darcela tutti.

Rosso – Poi è inutile che fate tanto baccano,sarò io il primo ad essere scelto,sono bravo io a farmi notare,e posso trasformarmi e formare altri colori.

Azzurro – Caro Rosso,per trasformarti hai bisogno di altri colori,perché tu sei solo rosso.

Rosso – Sarò solo rosso,ma il rosso è il colore del fuoco; posso riscaldare,posso cuocere i cibi e tante cose ancora.

Blu – Io allora sono il colore del mare;posso dissetare la terra,far nuotare i pesci.

Giallo – Io sono il colore del sole;posso riscaldare la terra,far nascere le piante.

Blu – Voi invece siete solo dei colori sbiaditi.

Azzurro – Tu blu che parli così, riesci con il tuo colore fare un cielo azzurro come me?

Il cielo fa sognare,e nel cielo volano felici le rondini.

Rosa – E siete voi capaci di colorare fiori come il mio rosa? Quanto c’è di più romantico del

profumo dei fiori? E il fascino di fiori colorati come me?

Marrone – Io sono invece il colore degli alberi; Posso dare molti frutti,e sui miei rami costruiscono il nido molti uccelli.

Verde – Io sono invece il colore dei prati; Posso far mangiare le mucche,e far correre e giocare i bambini.

Rosso – Ma noi siamo sempre i primari!

( A questo punto tutti i colori si mettono a gridare e a litigare uno contro l’altro)

Narratrice
Le matite colorate rimaste ferme per tanto tempo erano diventate cattive ed egoiste.Erano talmente impegnate a litigare tra loro che non si accorgono che il bambino prima di usare i colori pensa di divertirsi un po con loro. Infatti richiude la scatola ed inizia ad agitarla in vari modi facendo saltellare le matite colorate. Queste sono costrette a muoversi e a ballare in un frenetico rock’n roll.

( Canzone di Bill Haley – Rock Around the Clock )


Verde – Oh Dio mio come mi gira la testa.

Rosso – A me no,anzi è stato divertente.

Rosa – A te Rosso non può certo girare la testa,ce l’hai spuntata.

Giallo – Ci ha fatto ballare bene questo bambino.

Verde – Mi sa che voglia solo giocare con noi.

Azzurro – Noi che discutiamo tanto, poi magari non ci usa nemmeno.

Marrone – No, guardate,il bambino ha in mano un foglio da disegno,quindi deve per forza disegnare.

Blu – Ed è sicuro che in ogni caso sarà lui ha scegliere i colori.

Marrone – Infatti dipende da cosa deve disegnare.

Rosso – Qualsiasi disegno sia avrà sicuramente bisogno di me.

Rosa – Tu rosso non cambierai mai.

Bambino – Adesso la smettete! Capito!

( Il bambino prende una ad una tutte le matite colorate posizionandole nel modo seguente )

Blu

Azzurro

Rosa

Verde

Giallo

Marrone

Rosso

Bambino – A me servono tutti i colori.

Rosso – Tutti? Ma questi questi colorini a cosa ti servono?

Bambino – Ho detto che mi servono tutti! Perché devo disegnare la bandiera della Pace.

( Tutte le matite colorate battono le mani felici, cantando insieme la Canzone inno della pace di John Lennon – Immagine )

Imagine there’s no heaven
It’s easy if you try
No hell below us
Above us only sky
Imagine all the people
Living for today…
Imagine there’s no countries
It isn’t hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace…
You may say I’m a dreamer
But I’m not the only one
I hope someday you’ll join us
And the world will be as one
Imagine no possessions
I wonder if you can
No need for greed or hunger
A brotherhood of man
Imagine all the people
Sharing all the world…
You may say I’m a dreamer
But I’m not the only one
I hope someday you’ll join us
And the world will live as one